Economia

Ritorno del Centralismo nella Politica Economica Italiana: Nuove Direttive per Coesione e Sviluppo

Un'analisi delle recenti riforme che hanno riportato il centralismo nella governance economica italiana, con focus su coesione, Zes e governance portuale.
Di redazione Luglio 13, 2026

In Breve

Quali sono le recenti riforme nella politica economica italiana?
Le riforme recenti hanno riportato un riaccentramento della governance economica, spostando poteri verso un coordinamento nazionale.
Cosa sono le Zone Economiche Speciali (Zes)?
Le Zes sono aree del Mezzogiorno con incentivi fiscali e semplificazioni amministrative, consolidate in una Zes unica dal 2024.
Qual è il ruolo di Porti d'Italia S.p.A.?
Porti d'Italia S.p.A. è una società pubblica che si occuperà di investimenti infrastrutturali nei porti di interesse nazionale.

Negli ultimi anni, la governance della politica economica italiana ha subito un significativo processo di riaccentramento. Questo cambiamento ha comportato uno spostamento di poteri e risorse dal livello regionale e locale verso un coordinamento nazionale più forte. Tra il 2023 e il 2024, sono state approvate riforme cruciali che hanno modificato la gestione delle politiche di coesione e degli strumenti di sviluppo territoriale, orientandole verso un modello di coordinamento centrale, in linea con il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

La riforma della coesione, sancita dal Decreto Legge 60/2024, ha completato il trasferimento del baricentro decisionale verso un maggior coordinamento nazionale. Parallelamente, il Decreto Sud (D.L. 124/2023) ha introdotto misure di sviluppo territoriale, sostenute anche da fondi nazionali. Tra queste misure, spiccano le Zone Economiche Speciali (Zes), inizialmente istituite nel 2017 per otto aree del Mezzogiorno con un approccio bottom-up, caratterizzate da incentivi fiscali e semplificazioni amministrative.

Dal 2024, queste otto Zes regionali sono state consolidate in una Zes unica che abbraccia l’intero territorio del Mezzogiorno, includendo anche le Marche e l’Umbria. La governance di questa nuova entità è accentrata presso la Presidenza del Consiglio, consentendo alle imprese di beneficiare di crediti d’imposta per investimenti in beni strumentali e procedure autorizzative semplificate per avviare, ampliare o riconvertire stabilimenti produttivi. Si sta inoltre discutendo l’estensione della Zes a livello nazionale.

In ambito portuale, è attualmente in esame il disegno di legge n. 2925, che ridefinisce la governance e la catena decisionale della strategia marittima italiana. Questa proposta prevede la creazione di Porti d’Italia S.p.A., una società pubblica incaricata di programmare e realizzare investimenti infrastrutturali strategici e opere straordinarie negli scali di interesse nazionale e internazionale. Le Autorità di sistema portuale, invece, manterrebbero la gestione amministrativa, la regolazione locale, le concessioni, i servizi e la manutenzione ordinaria.

Il disegno di legge prevede anche la costituzione di un Fondo per le infrastrutture strategiche del trasporto marittimo, alimentato da quote delle entrate portuali, che trasferirebbe parte delle risorse generate localmente a un livello di gestione nazionale. Complessivamente, le riforme delineano quattro elementi chiave: un riaccentramento di potere e risorse verso il centro, il passaggio da un approccio bottom-up a uno top-down, un’enfasi sull’efficienza e sul coordinamento per ridurre la frammentazione, e un’applicazione trasversale che coinvolge sviluppo locale, politica industriale e infrastrutturale.

Sebbene l’obiettivo di un maggior coordinamento nazionale possa essere condivisibile, il dibattito si concentra sulle modalità di attuazione. Il ritorno a un modello più centralizzato solleva interrogativi sul funzionamento della governance multilivello, sia a livello nazionale che europeo, e sulla capacità delle politiche basate sui territori di cogliere le specificità locali. Tuttavia, tale centralizzazione potrebbe anche aumentare la capacità di intervento del governo e la reattività di fronte a emergenze.

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