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Screening oncologici in Italia: oltre 7,6 milioni di persone escluse e 50.300 casi non intercettati

Nel 2024, oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste escluse dai programmi di screening oncologico in Italia, con più di 50.300 casi di tumori e lesioni precancerose non intercettati.
Di redazione Luglio 14, 2026

In Breve

Quante persone sono escluse dai programmi di screening oncologico nel 2024?
Nel 2024, oltre 7,6 milioni di persone sono rimaste escluse dai programmi di screening oncologico.
Qual è l'adesione media ai programmi di screening in Italia?
L'adesione media ai programmi di screening oncologico è stata del 50% per il tumore al seno e del 33,3% per il colon-retto.
Quali sono le regioni con le più basse adesioni agli screening?
Le regioni con le più basse adesioni agli screening sono Calabria e altre del Sud Italia.

Nel 2024, il 54% della popolazione target, corrispondente a oltre 7,6 milioni di persone, è rimasto escluso dai programmi organizzati e gratuiti di screening oncologico per il tumore al seno, al collo dell’utero e al colon-retto. Questa situazione preoccupante è emersa dall’analisi condotta dalla Fondazione Gimbe, basata sui dati del Rapporto 2024 dell’Osservatorio nazionale screening. L’analisi evidenzia che il fenomeno è particolarmente concentrato nelle regioni del Sud Italia, dove le cause principali sono la mancata ricezione degli inviti e, più frequentemente, la bassa adesione ai programmi di screening.

Nel corso del 2024, sono stati inviati oltre 14,1 milioni di inviti, ma solo 6,5 milioni di persone (6.481.002) hanno effettivamente partecipato. Le differenze di adesione tra i vari programmi e territori sono marcate. A livello nazionale, l’adesione allo screening mammografico è stata del 50% per le donne invitate, con punte del 74% nella Provincia autonoma di Trento e un preoccupante 15,2% in Calabria. Lo screening cervicale ha registrato un’adesione del 51%, con un massimo del 90,3% in Trentino e un minimo del 12,2% in Calabria. Infine, la prevenzione del tumore del colon-retto ha visto una copertura complessiva del 33,3%, con valori estremi dal 64,1% in Valle d’Aosta al 4,5% in Calabria.

Assumendo come obiettivo una copertura del 90%, la Fondazione Gimbe stima che il mancato raggiungimento di questo target abbia impedito l’identificazione di oltre 11.000 carcinomi della mammella, di cui più di 2.300 invasivi di piccole dimensioni, quasi 9.700 lesioni precancerose del collo dell’utero, 4.700 tumori del colon-retto e quasi 25.000 adenomi avanzati.

Il confronto con gli obiettivi fissati a livello europeo mette in luce un divario significativo: l’Unione Europea ha stabilito una copertura del 90% entro il 2025, mentre il Piano nazionale di prevenzione 2026-2031 prevede di raggiungere tale traguardo entro il 2029, con tappe intermedie del 70% nel 2027 e dell’80% nel 2028.

Un’indagine campionaria condotta dal progetto PASSI ha mostrato che molte persone si sottopongono a controlli per iniziativa personale, ma per questi test non esistono indicatori oggettivi sulla qualità, sul tasso di identificazione dei tumori e sulla percentuale di chi esegue esami di secondo livello. Inoltre, non vi è certezza che, in caso di positività, venga avviato un percorso diagnostico-terapeutico adeguato.

Una ricerca condotta nelle scuole superiori nell’ambito del progetto ‘La Salute tiene banco’ ha rivelato che solo il 51,2% degli studenti interpellati (467 ragazzi) è stato in grado di indicare correttamente i tre screening organizzati e gratuiti offerti dal Servizio sanitario nazionale, evidenziando una conoscenza insufficiente dei programmi di prevenzione.

Secondo la Fondazione Gimbe, le basse adesioni e le profonde disuguaglianze territoriali compromettono l’efficacia degli screening. È quindi necessario rafforzare la capacità organizzativa delle Regioni, migliorare la comunicazione e l’informazione, promuovere l’educazione sanitaria e coinvolgere attivamente i cittadini per aumentare la copertura. Solo così sarà possibile diagnosticare precocemente lesioni e tumori, riducendo l’impatto clinico e i costi per il Servizio sanitario nazionale.

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