Allerta per l’urea: il Cbam mette a rischio il settore dei pannelli in legno
In Breve
- Qual è l'impatto dell'inclusione dell'urea nel Cbam?
- Potrebbe comportare un aumento dei costi dei pannelli del 10-12% entro il 2026.
- Perché Assopannelli chiede l'esclusione dell'urea dal Cbam?
- L'urea è fondamentale per la produzione di colle nei pannelli e incide per il 43% dei costi diretti.
- Da dove proviene la maggior parte dell'urea importata in Italia?
- Oltre l'80% delle importazioni italiane di urea proviene da Paesi terzi come Egitto, Algeria e Nigeria.
Il 6 luglio 2026, la Commissione Envi del Parlamento europeo ha confermato l’inclusione dell’urea tra le materie soggette al Carbon Border Adjustment Mechanism (Cbam), un’iniziativa dell’Unione Europea che introduce oneri sulle importazioni di materie prime e semilavorati caratterizzati da un’alta intensità di emissioni di CO2. Questa decisione ha sollevato forti preoccupazioni tra le imprese produttrici di pannelli in legno, che da tempo chiedono l’esclusione dell’urea, un derivato del gas naturale utilizzato principalmente nella produzione di colle per i pannelli e in agricoltura, dove rappresenta circa l’85% del suo utilizzo.
Assopannelli, l’associazione di FederlegnoArredo che rappresenta le imprese del settore, ha espresso allarme per l’impatto che tale decisione potrebbe avere sulla competitività delle filiere del pannello e sull’intero comparto legno-arredo. L’associazione ha chiesto maggiore pragmatismo e flessibilità nell’applicazione del regolamento, proponendo meccanismi di sospensione temporanea in circostanze eccezionali e l’esclusione dell’urea dal Cbam.
Il presidente di Assopannelli, Fantoni, ha sottolineato che «l’urea è una materia prima strategica per la produzione di resine e colle utilizzate nei pannelli a base legno, che incidono per circa il 43% dei costi diretti di produzione». Fantoni ha avvertito che l’obbligo di acquisto dei certificati Cbam, previsto per gennaio 2026, potrebbe comportare un costo aggiuntivo per l’urea compreso tra 40 e 60 euro per tonnellata nel solo 2026. Questo si tradurrebbe in un aumento dei costi dei pannelli dell’ordine del 10-12% entro la fine dei primi quattro anni di applicazione del Cbam.
La situazione è ulteriormente complicata dalle oscillazioni del prezzo dell’urea, che in alcune fasi ha raggiunto quasi i 900 dollari per tonnellata. Inoltre, l’Europa presenta una forte dipendenza dalle importazioni di urea: nel 2023, oltre l’80% delle importazioni italiane di urea proveniva da Paesi terzi, in particolare Egitto, Algeria e Nigeria, mentre la quota proveniente dall’Unione Europea è rimasta sotto il 20%.
In conclusione, l’inclusione dell’urea nel Cbam rappresenta una sfida significativa per il settore dei pannelli in legno, con potenziali ripercussioni sui costi di produzione e sulla competitività delle aziende europee. Le richieste di Assopannelli evidenziano la necessità di un approccio più flessibile e attento alle esigenze del mercato, per garantire la sostenibilità economica del comparto legno-arredo.
