Economia

Bilancio UE 2028-2034: Riforme e Rischi per le Regioni più Deboli

Analisi delle nuove priorità del bilancio UE 2028-2034 e dei rischi per le regioni più vulnerabili.
Di redazione Luglio 6, 2026

In Breve

Quali sono le nuove priorità del bilancio UE 2028-2034?
Le nuove priorità sono competitività, difesa e allargamento.
Come influisce la proposta sulle politiche di coesione?
La proposta prevede un taglio significativo delle risorse destinate alle politiche di coesione.
Quali rischi comporta il nuovo bilancio per le regioni più deboli?
Rischia di accentuare le disparità tra regioni, favorendo quelle più forti.

La proposta per il bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034 si presenta con dimensioni contenute rispetto all’economia dell’area e introduce tre priorità fondamentali: competitività, difesa e allargamento. Questi obiettivi saranno finanziati attraverso una riduzione delle risorse destinate alle politiche tradizionali, in particolare quelle di coesione. Il pacchetto, già presentato dalla Commissione Europea e con valutazioni espresse dal Parlamento, ha ricevuto un via libera condizionato durante il Consiglio Europeo del 18-19 giugno. Tuttavia, l’approvazione finale richiede l’unanimità di tutti gli Stati membri.

Il modello proposto prevede una revisione profonda della politica di coesione, con una centralizzazione del ruolo degli esecutivi nazionali e una maggiore flessibilità nell’utilizzo delle risorse. Inoltre, si prevede la programmazione congiunta delle risorse per coesione e agricoltura in un unico fondo, garantendo un minimo per le regioni più deboli, ma senza pre-assegnazione delle quote per le altre categorie territoriali. Questo approccio comporterebbe un taglio di circa un settimo delle politiche di coesione.

Le riforme introducono criteri di rendicontazione più rigorosi (N+1) e una forte flessibilità nelle riassegnazioni, vincolando l’erogazione delle risorse a target specifici. Questi elementi potrebbero favorire la concentrazione degli interventi su progetti rapidi e facilmente misurabili, spingendo verso indicatori di input piuttosto che di impatto effettivo. L’esperienza italiana del PNRR è citata come esempio critico: le risposte “cieche ai luoghi”, rigidità settoriali e un coinvolgimento limitato di parlamentari e opinione pubblica hanno alimentato scetticismo.

Dal punto di vista territoriale, la combinazione di finanziamenti competitivi per la competitività, stanziamenti per la difesa e l’allargamento dell’Unione rischia di accentuare le disparità. I fondi assegnati su base competitiva tendono a concentrarsi nelle aree più forti, mentre l’allargamento precedente ha avuto effetti negativi su alcune zone deboli dei vecchi Stati membri. La maggiore discrezionalità degli Stati nell’allocazione delle risorse potrebbe generare conflitti interni tra interessi diversi, come coesione e agricoltura, riducendo lo spazio per politiche continentali differenziate.

Per quanto riguarda le risorse, le dinamiche politiche interne dei principali contribuenti pongono vincoli all’aumento dei versamenti. Inoltre, non si sono sviluppate in modo sufficiente nuove forme di risorse proprie dell’Unione o meccanismi di indebitamento comunitario simili all’esperienza del Next Generation EU. Ciò comporta il rischio di una progressiva nazionalizzazione delle politiche di coesione e di un ridotto ruolo europeo nella riduzione delle disuguaglianze territoriali.

Se l’iter legislativo procederà nei tempi previsti, chi governerà alla fine del 2027 potrebbe trovarsi a dover predisporre rapidamente un piano unico nazionale, senza una visione aggiornata delle differenze territoriali e senza un ampio confronto pubblico e parlamentare. Questo potrebbe avere potenziali effetti negativi sulla qualità e sull’impatto degli interventi previsti.

redazione

Tutti gli articoli dell’autore →