Economia

Federalismo Fiscale: Il Decreto Torna in Cdm Senza Intesa con Regioni e Enti Locali

Il decreto sul federalismo fiscale torna in consiglio dei ministri, ma senza l'intesa delle Regioni e dei Comuni. Ecco cosa prevede.
Di redazione Luglio 29, 2026

In Breve

Qual è il contenuto principale del decreto sul federalismo fiscale?
Il decreto introduce compartecipazioni Irpef 'a costo zero' per enti territoriali, sostituendo trasferimenti cancellati.
Perché Regioni e Comuni non hanno espresso intesa?
Le Regioni e i Comuni hanno espresso preoccupazioni riguardo alla perdita di autonomia e ai fondi per il trasporto locale.
Quali sono le tempistiche per l'approvazione del decreto?
Il decreto potrebbe ricevere il via libera finale il 4 agosto o alla fine di agosto.

A un mese dalla scadenza per l’attuazione della delega fiscale, il decreto legislativo sul federalismo fiscale è tornato all’attenzione del consiglio dei ministri. Questo avviene dopo una revisione del testo iniziale del 9 maggio 2025 e in assenza di un accordo con Regioni e Comuni, che non hanno espresso intesa durante la Conferenza unificata.

Il provvedimento è atteso oggi al Cdm, dove dovrà raccogliere i pareri parlamentari prima del via libera finale, previsto per il 4 agosto o, al più tardi, nella riunione di fine agosto. Tuttavia, nel periodo di stasi, il decreto ha subito alcune modifiche significative. Tra queste, la rimozione delle rottamazioni locali, ora spostate nella legge di bilancio, e le norme sull’imposta provinciale di trascrizione delle auto a noleggio a lungo termine, trasferite al decreto fiscale.

Il nodo centrale della questione rimane di natura finanziaria. Il testo introduce compartecipazioni Irpef “a costo zero”, che sono quote di Irpef assegnate agli enti territoriali, equivalenti ai trasferimenti cancellati. Questi importi sono definiti in valore assoluto e congelati nel tempo, a differenza delle compartecipazioni “dinamiche” che sarebbero state indicizzate alla crescita dell’imponibile.

Per le Regioni, è prevista una compartecipazione Irpef di 5,828 miliardi di euro, che sostituisce 5,259 miliardi del fondo nazionale per il trasporto pubblico locale, 424 milioni della quota non sanitaria della compartecipazione Iva, 110 milioni per i libri di testo e 34 milioni per il diritto allo studio. Per le Province, la partecipazione vale 1,802 miliardi nel 2027, con un incremento progressivo fino a 2,111 miliardi dal 2030, per compensare l’addio all’addizionale sull’Rc Auto, che verrà statalizzata.

Per i Comuni, invece, non sono previste compartecipazioni, e il superamento dell’attuale fondo per il trasporto locale suscita preoccupazioni. Attualmente, una parte consistente dei trasferimenti (2,6 miliardi secondo i calcoli Anci-Ifel) passa dalle Regioni ai municipi, e nel nuovo schema perderebbe i vincoli di destinazione.

Per cercare di attenuare le perplessità locali, il testo prevede di avviare il meccanismo per le Regioni dal 2028, con un monitoraggio che potrebbe portare alla revisione delle aliquote di compartecipazione, tenendo conto della dinamicità del gettito Irpef. Inoltre, sarà istituito un tavolo tecnico per la fiscalizzazione dei trasferimenti ai Comuni.

Dal punto di vista politico, la riforma è stata portata avanti con decisione. La Lega ha mantenuto la bandiera federalista, impedendo lo stralcio delle compartecipazioni per far approvare separatamente altre novità. Tuttavia, le Regioni si sono divise in Conferenza Unificata, con le amministrazioni di centrodestra favorevoli, ma senza raggiungere l’unanimità richiesta. Documenti regionali segnalano una “forte criticità sul fondo perequativo” per il trasporto locale, affermando che le compartecipazioni così concepite rappresentano “un arretramento sostanziale in termini di autonomia”. Anche Comuni e Province hanno espresso parere contrario.

Il mancato accordo tra i diretti interessati non blocca formalmente il percorso legislativo, ma rende più incerta la prospettiva della riforma federalista.

redazione

Tutti gli articoli dell’autore →