Previdenza Complementare: Risultati del Settimo Rapporto Assogestioni-Censis
In Breve
- Qual è l'importanza della previdenza complementare secondo il rapporto?
- Il 76,1% dei lavoratori riconosce che potrebbe migliorare il tenore di vita da pensionato.
- Qual è il tasso di adesione alla previdenza complementare?
- I tassi di partecipazione sono inferiori al 40% della forza lavoro.
- Qual è l'età pensionabile desiderata dai lavoratori?
- Il 64,8% dei lavoratori desidera andare in pensione entro i 60 anni.
Il Settimo Rapporto Assogestioni-Censis, realizzato dall’associazione italiana del risparmio gestito in collaborazione con il Censis, ha analizzato il rapporto degli italiani con la previdenza complementare. Questa edizione dell’indagine si colloca in un contesto di cambiamenti normativi significativi, in particolare le novità introdotte dalla Legge di Bilancio 2026, che rivedono la normativa previdenziale a oltre trent’anni dalla Riforma Dini del 1995.
Secondo la ricerca, condotta su un campione di lavoratori italiani di età compresa tra i 18 e i 50 anni, emerge una consapevolezza crescente riguardo all’importanza della previdenza integrativa. Tuttavia, nonostante il 76,1% dei partecipanti riconosca il potenziale della previdenza complementare per migliorare il tenore di vita da pensionato, i tassi di adesione rimangono inferiori al 40% della forza lavoro.
La conoscenza della previdenza complementare risulta ancora limitata: solo il 28,9% dei lavoratori afferma di conoscerla bene, mentre il 57,6% ha una conoscenza solo superficiale. Inoltre, il 55,8% degli intervistati ha segnalato la presenza di informazioni poco chiare, e il 18,3% ha ricevuto notizie false in merito.
Il fenomeno della procrastinazione gioca un ruolo cruciale nel lento decollo della previdenza complementare. Il 45,0% dei lavoratori ritiene di avere priorità più urgenti, mentre il 51,3% è scettico riguardo alla pianificazione previdenziale, a causa delle frequenti modifiche normative.
In media, i lavoratori si aspettano una pensione pubblica pari al 48,4% della propria retribuzione. Solo il 24,7% prevede una pensione inferiore al 40%, mentre il 76,6% è convinto che l’aumento dell’età pensionabile non garantirà pensioni adeguate. Un dato allarmante è che l’80,3% dei lavoratori è certo che i giovani non avranno una pensione dignitosa.
Riguardo all’età pensionabile, il 64,8% dei lavoratori desidera andare in pensione entro i 60 anni. Tuttavia, la realtà è ben diversa: il 56,3% prevede di andare in pensione a 70 anni o più, con uno scarto di 9 anni tra l’età desiderata e quella attesa.
La consulenza si rivela fondamentale per incentivare l’adesione alla previdenza complementare. Il 55,0% dei lavoratori che conoscono il settore afferma che un supporto da parte di un consulente esperto potrebbe influenzare la loro decisione di iscriversi. Inoltre, il 55,9% gradirebbe l’affiancamento di professionisti per comprendere meglio le opportunità e i rischi delle diverse forme di previdenza.
Maria Luisa Gota, Presidente di Assogestioni, ha sottolineato l’importanza di questa riforma, definendola un’opportunità per avvicinare più lavoratori al secondo pilastro previdenziale. Ha affermato che una comunicazione efficace è essenziale per aumentare l’alfabetizzazione previdenziale e aiutare le persone a pianificare il proprio futuro con maggiore consapevolezza.
Fabio Galli, Direttore Generale di Assogestioni, ha aggiunto che la previdenza complementare non è solo una risposta ai bisogni individuali, ma anche un elemento di stabilità per l’intero sistema finanziario, contribuendo così allo sviluppo dei mercati e dell’economia reale.
Questi risultati sono stati presentati a Roma da Costanza Corsini, Ricercatrice dell’Area Consumi, Mercati e Welfare del Censis, con la partecipazione di esperti del settore e della stampa.
