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Tumore al seno: come la fluidificazione cellulare può migliorare la risposta immunitaria

Uno studio dell'Università di Milano rivela come la fluidificazione del tessuto tumorale possa attivare la risposta immunitaria nel carcinoma mammario, aprendo nuove strade per la terapia.
Di redazione Luglio 7, 2026

In Breve

Qual è il principale obiettivo dello studio?
Identificare il collegamento tra la fluidificazione del tessuto tumorale e la risposta immunitaria nel carcinoma mammario.
Cosa rappresenta il carcinoma duttale in situ (Dcis)?
Oltre il 20% delle diagnosi di tumore al seno, ponendo sfide nella distinzione delle lesioni.
Qual è il ruolo della proteina Rab5A?
Favorisce la fluidificazione del tessuto tumorale, influenzando la risposta immunitaria.

Un recente studio condotto da ricercatori dell’Ifom e dell’Università di Milano, pubblicato su Nature Communications e sostenuto dalla Fondazione Airc, ha messo in luce un interessante collegamento tra la fluidificazione del tessuto tumorale e l’attivazione della risposta immunitaria nel carcinoma mammario. Questo tipo di tumore continua a essere la neoplasia femminile più comune in Italia, con oltre 53.000 nuove diagnosi ogni anno.

Una parte crescente di queste diagnosi viene effettuata in fase precoce, in particolare per il carcinoma duttale in situ (Dcis), che rappresenta oltre il 20% dei casi. Questa situazione pone una sfida significativa: distinguere le lesioni che progrediranno da quelle che rimarranno indolenti. Il lavoro attuale amplia un filone di ricerca già avviato nel 2023, dove era stato descritto il movimento collettivo delle cellule tumorali, evidenziando come, quando cellule normalmente compatte riacquistano mobilità collettiva, il tessuto tumorale transiti da uno stato “solido” a uno più “fluido”. Questo processo è favorito dall’aumento dell’attività della proteina Rab5A.

La fluidificazione del tessuto tumorale genera stress meccanici e metabolici che possono compromettere i mitocondri. Quando i mitocondri subiscono danni, rilasciano frammenti di DNA mitocondriale nel citoplasma, attivando la via cGAS-STING. Questo meccanismo innesca una risposta infiammatoria che richiama le cellule immunitarie a combattere il tumore.

Nei modelli preclinici esaminati, i tumori con alta attività di Rab5A crescono più lentamente in presenza di un sistema immunitario attivo, mostrando una maggiore infiltrazione immunitaria e risultando più sensibili ai farmaci che agiscono sui checkpoint immunitari. Tuttavia, i ricercatori avvertono che questa scoperta non implica l’esistenza di una nuova terapia già pronta per l’impiego clinico. Si tratta piuttosto di un collegamento biologico tra le proprietà fisiche del tumore, il metabolismo mitocondriale e la risposta immunitaria, che solleva nuove domande su possibili biomarcatori predittivi e strategie per migliorare l’efficacia delle immunoterapie.

In conclusione, queste scoperte offrono una nuova prospettiva sulla comprensione del carcinoma mammario e potrebbero contribuire a sviluppare approcci terapeutici più mirati, riducendo nel contempo i trattamenti non necessari per le pazienti con Dcis.

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